Semi

Vi sono delle cose che esprimono per me un ritorno all'origine.

Le montagne, per esempio, o altri paesaggi dove l'uomo non ha costruito... Il mare, le foreste, il deserto, tutto ciò che appare ai miei occhi come esteso e incontaminato. Tutto ciò mi riporta al medesimo punto, e cioè a domandarmi sulla creazione.

Le parole e il linguaggio, anche. Il mio inter-esse per l'etimologia, la formazione del linguaggio e delle parole si nutre del desiderio che scaturisce dalla domanda: quale sarà stata la prima parola pronunciata da bocca d'uomo? Ma, questa, non è una domanda ultima; bensì, è il terreno fertile nel quale si spacca il seme "Chi sei Tu?".

Tornare alle mie radici per me significa guardare all'insù perché, se siamo alberi capovolti, le radici è là che stanno. Nella profondità della terra o dei cieli, vale a dire nelle profondità della realtà.

Le stelle e gli astri. Se la loro distanza si misura in milioni di anni luce, allora può essere che io stia contemplando una stella che magari non esiste più (ma non sarà più osservabile soltanto milioni di anni luce dopo di me)?

La luce. «Fu luce la prima parola», sta scritto. «E luce fu». A me questa cosa fa impazzire. Come Ulisse su picciol barca che sbircia oltre le Colonne d'Ercole. Mi fermo un attimo.

Anche tutta quest'acqua, è uno spectacŭlum. In tutte le sue forme. Brina, ghiaccio, neve, nebbia, foschia, salata, dolce, vapore. Modella, plasma, disseta. La goccia scava la pietra. Forza, memoria e costanza. Durante la tesi avevo scoperto che se i popoli Inuit hanno decine e decine di termini per indicare la realtà delle neve (quando scende fitta, quando scende in fiocchi grandi, quando è nevischio, quando è ghiacciata, quando in terra è mista a fango, quando è sciolta, etc.), i popoli del Sahara non ne hanno uno nella loro lingua. «Ogni lingua cristallizza in sè l'esperienza culturale del popolo che la parla» citavo nella mia tesi. Esperienza.

La musica. Quale fu la prima parola, ma anche quale fu il primo suono. Stessa cosa che la luce? Fremito, vagito, sussulto di viscere. E si fa carne. Mi fermo un attimo ancora.

Comments