Il fuoco della memoria

Colori caldi, estivi, passionali. Di un tempo che non è più primavera ma non è ancora estate, eppure maturi. Colori pieni, che ti attraggono dentro di sè, caldi e accesi.

Cangianti con la luce del sole, limpida e trasparente al mattino, quasi impietosa nel suo mettere a nudo forme ed essenze, linee e contorni.

Calda e appassionante nel pomeriggio, risvegliata ed energica, tiene vivo il fuoco della memoria del primo incontro.

Ravviva e risveglia, riscalda e rilancia... questa erre che vibra, vibra, una erre che concentra l'incarnazione in un suono primordiale, originale.

Chi sei tu, natura, che ridesti così i sensi di ciascuno e il senso di tutti. Il senso di ogni uomo e i sensi di tutti. Chi sei tu, natura, e perché così. Questa erre concentrata nel mio nome. Perché così. E non così. Perché io.

I sensi degli uomini e il senso di ogni uomo, di ciascun uomo. Il significato e il segno, il suono che lo esprime.

Tutto è vero, perché è imperfetto, è sacrificio, è errore. La fiaba è perfetta, il mito lo è. La vita è bella perché è vera, in cammino.

Compassione e misericordia, ripartenza e bellezza. La poesia di andare a fondo di un colore, del senso, che è già qui, ma non ancora.

Non è più primavera, ma non è ancora estate. I tempi sono maturi, come i colori. Pieni. E belli.

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