Dalla dipendenza all'appartenenza

Strana cosa, la vita. Uno insegue il proprio sogno e, quando accade che poi lo raggiunga, può succedere anche che si riscopra a dire: "E dunque?"

Lituania, 2011
Se penso a un assioma che avevo studiato nell'ambito delle mie ricerche per la tesi di laurea, che recitava «Non si può non comunicare» («One cannot not comunicate», dello psicologo e filosofo Paul Watzlawick), ho trovato prima nella lettura e poi nella scrittura uno strumento potente di comunicazione. Che cosa volevo comunicare? Me. O, più approfonditamente, avevo bisogno di comunicare e di esprimere (me stessa). Dal mio diario personale alle composizioni in lingua all'università, dai contenuti su un portale internet agli articoli su un quotidiano, dal mio blog personale a, finalmente, davvero, un libro. Finalmente, che?

Non ho scritto il romanzo da premio letterario, non ho scritto un romanzo, non un book fotografico né una raccolta di pensieri personali. Ho scritto la biografia di un'opera sociale, quella per la quale sto lavorando, una realtà che da trent'anni si occupa di accoglienza e riabilitazione di tossicodipendenti e malati psichiatrici. Non so in quanti lo leggeranno, non acquisterò certo notorietà. Ma il bello è che non me ne importa nulla. Né che mi leggano né che mi riconoscano, né della presentazione ufficiale né della dedica da firmare. Non mi importa niente di tutto questo non nel senso che sono cose insignificanti, bensì che non è in questo sogno realizzato che sto ponendo la mia consistenza, il mio cuore, la mia persona. Un tempo, sì, sarebbe stato per me "il massimo (della vita, del successo, del compimento)".

Ho cercato di dare tutta me stessa e, al di là degli errori, le sviste, le imprecisioni comunque commesse, non sono queste l'ultima parola su questo libro e su di me. Nel flusso amorevole di ciò che si dà e di ciò si riceve, a questo io appartengo: all'orgoglio che prova mia madre tenendo in mano un libro col mio nome stampato in copertina, alla felicità che prova mio padre continuando a seguirmi in modo misterioso, alla sorpresa che provano le persone quando ne ricevono una copia autografata, alla commozione di chi guarda e legge e si rivede com'era tanti anni fa, a tutto il bene che ne può derivare. Se una sola virgola di questo libro contribuisse alla salvezza di qualcuno, non sarà stato scritto invano. «Cor ad cor loquitur» (san Francesco di Sales).

Dalla dipendenza all'appartenenza. Perché non nasce nulla da me, ma nulla che mi riguardi nasce senza me. Un rapporto libero e gratuito, c'è qualcosa di più bello che appartenere a questo?

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