Nel deserto del Tartari

San Martino di Castrozza, vacanza in montagna di quest'anno. Gita nel famoso "deserto dei Tartari", paesaggio lunare. Che poi tanto lunare non è, se si guardano alle genzianelle che costellano con quel blu inconfondibile le rocce che sembrano bianche da tanto che il sole spacca. O se si guardano alle persone che procedono in fila indiana, tutti i bambini, i cagnolini al seguito. O i corvi che col loro gracchiare rompono il silenzio assordante che avvolge il rifugio a quasi tremila metri. Le nuvole bianche che sembrano uno schiaffo a tutto quel blu cobalto che è il cielo immenso sopra di noi.

Poi, d'improvviso, la nebbia. Scende una nebbia che tutto copre, tutto avvolge, tutto nasconde, tutto rivela. Pian piano, in maniera sommessa. Lentamente vela e disvela. È il deserto. Un deserto nuovo, diverso. Bisogna fare attenzione, è rischioso. Si ha bisogno di qualcuno che guidi il nostro passo, torna la sicurezza. Eccolo là, è il rifugio. Ma poi si riprende a camminare.









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