La pelle del silenzio

Caro W.,

oggi mi è venuta alla mente la locuzione latina «Verba volant, scripta manent». Le parole volano, sono facili a dimenticarsi, mentre gli scritti rimangono. Le parole volano, ma come volano?

Lituania, 2011
Nel momento in cui vengono pronunciate feriscono l'aria, attraversandola. Quel nostro fiato, caldo del nostro tepore, che veicola suoni colmi di significato, fende l'aria che ci circonda (e riempie, grazie alla respirazione), veicolo ben più grande di realtà. Il silenzio, il silenzio che è normale, accoglie in sè suoni e rumori che in un qualche modo lo deformano, lo arricchiscono, lo riempiono di noi, di segni, della vita, del significato. L'aria -la pelle del tempo e dello spazio- è come un vaso che contiene la vita sempre nuova.

Il vento, W., il vento! Lo stormire delle fronde stamattina mi ridestava il senso della meraviglia che provo quando osservo la natura. La prima volta che mi sono accorta dell'esistenza della bellezza e della natura, una volta abbandonata l'età della fanciullezza dove tutto è meraviglia, è stata quando avevo all'incirca sedici anni. Una calda sera d'estate mi trovavo da sola in giardino e mi raggiunse un rumore lontano, trasportato dall'aria. Era un aratro che stava ancora lavorando nei campi, al tramonto.
Lituania, 2011
Quel suono ovattato dall'afa e dall'ora serale mi colse all'improvviso destando in me stupore: era come se mi fossi accorta per la prima volta della bellezza di un qualcosa in cui avevo avuto la grazia di essere nata e cresciuta. L'avevo conquistata o, forse, riconquistata. Natura mi apparve nel pieno del suo fulgore, del suo splendore, ferendomi, lasciandomi rapita, incantata, incatenata a sè.

L'aria, la pelle del silenzio, quante cose che contiene, che porta con sé, che porta a noi...
È bastato, stamattina, quello stormire di fronde nella campagna, lungo quella stradina che conduce dal parcheggio alla cascina, per farmi riassaporare un istante di felicità, quella felicità che è a portata di mano ma che così facilmente va perduta, se non ce se ne accorge.

Lituania, 2011 (Collina delle croci)
Anche l'aria, Dio ce l'ha data, perché potessimo vederla e gustarne. Lei, così trasparente, così invisibile e resa visibile dai segni che rimandano a lei, come le fronde per il vento. E a che cosa rimanda, l'aria, se non a Colui che ce l'ha donata così gratuitamente libera e bella?

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