Legge e Presenza

Alcuni anni fa mi capitò un lieve incidente: ferma a uno stop, partii e poi frenai subito perché giunse un'automobile in velocità da dietro una curva. L'automobilista dietro di me non frenò e tamponò la mia automobile. Scendemmo e l'automobilista constatò che la mia auto non aveva subito ammaccature, era tutto a posto, non era successo niente. Mi salutò più o meno così: «Eh eh eh... però, partire e poi frenare di colpo, non si fa...».

Alcuni anni fa mi capitò un altro lieve incidente.
In un momento di distrazione, mi accorsi solo all'ultimo che la coda di automobili davanti a me si era arrestata. Frenai, ma non bastò a evitare di tamponare l'automobilista davanti. Scendemmo e constatai che l'automobile tamponata aveva delle ammaccature, mentre la mia era senza un graffio. Scusandomi, proposi all'automobilista di compilare il modulo di constatazione amichevole.

L'automobilista guardava le botte sul paraurti e mi disse che non c'era bisogno di compilarlo. Rimasi sorpresa e gli chiesi se voleva che ci accordassimo privatamente per la sistemazione del danno. Rispose nuovamente di no. Non capivo. Gli chiesi perché. Mi rispose semplicemente che quando sua moglie gli avesse chiesto le avrebbe detto che era accaduto in un parcheggio e non aveva trovato nessun biglietto.

Non solo non capivo, ero sbalordita. Insistetti. «Mi sento in colpa». Rifiutò. «Non si preoccupi, non fa niente». Sempre più spiazzata. «Ne è sicuro?». «Va bene così», mi disse.
Ma che cosa andava bene così? Continuai a guardarlo stupita e ribadì che per lui era tutto a posto. A quel punto lo ringraziai e lo salutai, non sapendo cos'altro avrei potuto dire o fare. Ognuno salì sulla propria auto e andò per la sua strada.

La legge mi colpisce. Ma una presenza, ancor di più.
La legge mi lascia sola con la mia incapacità, la presenza la abbraccia. Gratuitamente.

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