Dio e l'albero

Torbiere d'Iseo, ottobre 2011
Caro Gius,

lo scorso 15 gennaio, recatami in città per alcuni impegni, sono entrata nella principale biblioteca cittadina. Avevo deciso di rinnovare la mia tessera, scaduta da molti anni, per richiedere un libro in consultazione in attesa che arrivasse l'orario dell'appuntamento. Al primo libro che chiesi la bibliotecaria mi rispose che non era disponibile perché fuori in prestito. Il secondo libro non era presente nel catalogo della biblioteca. Allora, provai a chiedere "Vivere intensamente il reale. Scritti sull'educazione".

Andai con il volume nella prima delle sale lettura, affascinanti per via di tutti quei mobili antichi dove sono stipati centinaia di libri ingialliti, mi sedetti e iniziai a sfogliarlo.
Scelsi alcuni articoli in base al titolo e ne lessi un paio. In "Riconoscere Cristo" arrivai a leggere un passaggio per me significativo, perché in esso trovai un accenno a che cosa stessi vivendo con particolare intensità in quei giorni.

«Vi dico in verità, chi non mangia la mia carne non può entrare a capire la realtà, non può entrare nel regno dell'essere a capire la realtà, non può entrare nelle viscere della realtà, perché il vero è questo» (tratto da pag. 91 di "Vivere intensamente il reale"; il capitolo "Riconoscere Cristo" è a sua volta tratto da "Il tempo e il tempio. Dio e l'uomo").

Da qualche giorno, infatti, si stava facendo spazio in me un'intuizione che andavo esprimendo con questa immagine: "Sono come un albero le cui radici crescono verso l'alto e ora devo scomparire nelle profondità della terra". E cioè, nelle viscere della realtà, come tu avevi scritto.

Questa intuizione, che dice di questo tempo della mia vita, riguarda noi tutti senz'ombra di dubbio. Siamo come alberi le cui radici crescono verso l'alto: radicati nel cielo, abbiamo bisogno di addentrarci nelle profondità della terra, nelle viscere della realtà.

Borgo Poncarale, dicembre 2010
Mi piace questa immagine dell'albero, perché oltre a rendere bene un aspetto della dimensione individuale del soggetto, può esprimerne anche la dimensione comunionale e fraterna. Infatti, non siamo forse come i rami di un albero, che si spandono tutti in direzioni diverse ma che prendono linfa dallo stesso tronco? Già, la chiesa è vita.

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