Come un bianco vessillo

Mi piacerebbe poter iniziare una rubrica sul silenzio, ma sarebbe così paradossale...

Mi prenderò allora del tempo per ricordare, di volta in volta, quei momenti che sono stati per me significativi, iniziando, questa sera, da una citazione venuta a me di recente.

«Calla siempre cuando sientas dentro de ti el bullir de la indignación. —Y esto, aunque estés justísimamente airado.
—Porque, a pesar de tu discreción, en esos instantes siempre dices más de lo que quisieras» (punto 656 tratto da "Camino" di San Josemaria Escrivá).

In traduzione: Taci, ogni qualvolta senti dentro di te il ribollire dell'indignazione. —E questo, anche se fossi giustissimamente adirato. —Perché, malgrado la tua discrezione, in quei momenti dici sempre di più di quello che vorresti.

Quando ero all'università avevo iniziato a frequentare un gruppo studentesco. Verso la metà del mio corso di studi si svolsero le elezioni studentesche e due dei miei amici avevano deciso di candidarsi come rappresentanti per la nostra Facoltà. Se non ricordo male, le liste erano tre: una giornata intera venne dedicata al voto dopodiché, la mattina successiva, si procedette con lo scrutinio. Il presidente di seggio leggeva ad alta voce i nominativi man mano gli venivano passate le schede: la nostra lista andava forte, non solo per i miei due amici ma per tutti i candidati del nostro gruppo, poiché ci eravamo presentati per tre Facoltà su quattro.

A un certo punto, il presidente di seggio, dopo aver letto alcune schede consecutive a nostro favore, ne lesse una con il nome della principale lista rivale e scoccò una frecciatina: "Dev'essere un parente...". Ridemmo tutti. Quasi tutti. Le candidate di quella lista, no. Le guardavo per vedere come avrebbero reagito al sarcasmo di una persona che, nel contesto, avrebbe dovuto mantenere un atteggiamento imparziale.

Non risero, loro. Non dissero nulla, in realtà. Non si scomposero. Ne rimasi colpita. Non si erano messe d'accordo; eppure, come fosse un unisono, quelle ragazze rimasero là in piedi ad ascoltare la lettura delle schede successive, senza alcunché ribattere (a quella e alle frecciatine ulteriori).

Quel silenzio non mi parve affatto una mancanza di qualcosa (riflessi, coraggio, intraprendenza, forza, carattere, ironia). Mi sembrò qualcosa di talmente concreto, che toccò me. Ancora mi ricordo di questo fatto, che ai più apparirà banale, al punto di chiedermi se altre persone l'avessero notato quel giorno e, nel caso, se oggi se ne ricordino altrettanto.

Vincemmo le elezioni. Ma continua a tormentarmi -così come può affliggere la lieve carezza di una piuma sul viso- la certezza che a vincere fu bensì la dignità di cui quel silenzio traboccava.

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