Io, Dio... e le stelle?



Cara M.,

qualche mese fa andai con amici a trovare suor C., una giovane clarissa in un monastero di clausura non lontano da qua. Impossibile ricordare tutte le cose che ci disse e che vorrei riuscire a ricordare, perché erano spunti che mi spalancavano il cuore. Uno me lo ricordo, presente come non mai.

«Le stelle sono come dei buchi e servono perché la luce vi passi attraverso. Dio non poteva non darcele, le stelle». Come non evocare quell'altra frase che mi colpì subito, alcuni anni fa, per la sua immediatezza? «Papà, che cosa c'è oltre le stelle?».

Tra le numerosissime riflessioni che mi affascinano in questo mio cammino cristiano, c'è il pensiero sul rapporto uno-molti, quello fra il Creatore e tutte le creature.

«E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?» (Matteo 6, 28-30). E ancora: «Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri» (Luca 12, 6-7). Lui ha una preferenza specifica per ciascuno... giusto l'Infinito può riuscirvi, a me risulta un mistero!

Cara M., tante volte mi sorprendo a chiedermi che cosa sono io per Lui, che cosa siamo noi per Lui. È una domanda, questa, che mi accompagna da sempre e, passo dopo passo, si arricchisce di nuovi spunti che alimentano il mio sguardo.

Borgo Poncarale, 2010
Quando guardavo la proiezione di questo video su piazza Majdan, durante una recente serata nella mia città che ha visto protagonista la testimonianza di Alexandr Filonenko, un professore ucraino, sono rimasta così impigliata nella sua rete di bellezza che lasciavo semplicemente il mio sguardo venir trasportato dove il Mistero mi conduceva. E mi sembrava che tutte quelle persone che hanno riempito la piazza a perdita d'occhio, la maggior parte delle quali con un telefonino acceso, tutti quei punti luminosi siano stati come un cielo stellato. Non solo ai miei occhi. Ma anche Suoi. Per un istante ho azzardato uno sguardo particolare, quello di "mettermi nei Suoi panni". Mi sentivo in una vertiginosa posizione; mi sembrava che Lui ci stesse guardando, in quella piazza, come se noi fossimo le Sue stelle. "Ci" ha guardati, anche se fisicamente non ero là, io mi sento inclusa. Perché loro erano là in piazza anche per me.

E che pienezza di vita è stato per me, alla fine della serata, vedere i tuoi occhi chiari brillare in maniera così vivida!

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