L'imprevisto che salva la vita

Con un'amica, con cui ho abitato nel medesimo appartamento, una volta abbiamo parlato del fenomeno dei pianisti di origine orientale. Lei è una pianista, ma sa anche suonare il violino, compone mentre sogna, insegna in programmi di musicoterapia. Una di quelle con tutti gli attributi, insomma.

Mi faceva notare che sono numerosi i pianisti e le pianiste che dal lontano Oriente vengono da noi a tenere concerti, anche in teatri importanti. Sono richiesti, acclamati, sono bravi. Nel senso che sono dei grandi imitatori, che padroneggiano bene la tecnica grazie anche al fatto che si allenano suonando per ore e ore. Tuttavia, mancano di quel qualcosa che li rende unici, eccezionali. Manca l'atto creativo originale. Mica poco. L'essenziale, direi.

Palazzolo sull'Oglio, 2010
Durante una recente vacanza mi è stato proposto un video della pianista Mitsuko Uchida, che mi ha sconvolta per come suonava insieme a un piccolo ensemble di strumentisti. Ho ripensato a ciò che ci eravamo dette e c'era qualcosa che non mi tornava.

Successivamente, alcuni giorni fa, nel cercare su YouTube il video di "Goodbye blue sky" dei Pink Floyd, mi sono imbattuta nella cover suonata da un giovanissimo chitarrista coreano, che ha attirato la mia attenzione. Non più di otto-dieci anni d'età, ma la sua esecuzione mi ha incuriosita al punto che ho cliccato sul suo canale YouTube. Ho trovato interpretazioni di canzoni famose, dai Beatles ai Metallica, da Adele agli Evanescence, arrangiate da lui o da altri per lui, e di brani originali suoi, composti più recentemente (adesso è adolescente).

Anche in questo caso, la riflessione della mia amica sembrava cozzare con quanto avevo scoperto. Vale a dire, che Mitsuko Uchida, la pianista, e Sungha Jung, il giovane chitarrista, fanno musica secondo un atto creativo originale. Confrontandomi con un amico, che mi ha risposto dicendomi che vedevo le eccezioni che non contraddicevano quanto detto dalla mia amica, mi sono potuta rendere conto di tre cose.

La prima è che ho avuto la Grazia di potermi imbattere in queste eccezioni. La seconda, la Grazia di potermi accorgere che sono eccezioni. La terza, [la Grazia] che davvero l'imprevisto salva la vita. Infatti, se tutto funzionasse secondo la regola, ci faremmo bastare la regola e smetteremmo di cercare. Di cercare oltre e in profondità. E tutto ciò che è eccezione, cioè l'imprevisto, anziché salvarci proprio perché sfuggendo alle nostre regole ci interroga, ci lascerebbe indifferenti o infastiditi perché scomodo (ci chiede di metterci in discussione).

Sungha Jung, nella cover di "Come together" dei Beatles:



Sungha Jung, nell'esecuzione di "Felicity", composto da lui:

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