Una goccia fa l'oceano

Quando la mente è ottenebrata, l'animo irrequieto, il fisico fiacco, l'ora et labora benedettino mostra la forza dirompente dell'obbedienza a una regola di carità - verso se stessi, prima di tutto.

In questi giorni di ferie, in cui però non mancano attività febbrili, trattenermi qualche ora all'aperto, in giardino, contribuisce a distendere i nervi, alleviare lo spirito, rinvigorire il corpo. Estirpare erbacce lungo una strada assolata, con l'uso delle sole mani protette da guanti resistenti, ponendo attenzione e cura al dettaglio unicamente per amore della bellezza, mi richiama alla densità dell'istante.

"Se usi un badile è più pratico" mi suggerisce l'uomo al volante di un furgone, fermandolo alla mia altezza.

Tuttavia, soffermandomi a riflettere sulla frase appena rivoltami, so che non è qualcosa di "pratico" ciò di cui ho bisogno. Non è che volessi complicarmi la vita eppure, eppure un utensile che in quel momento si fosse sostituito alle mie mani avrebbe eliminato il significato di quanto andavo cercando.

Per fare musica l'uomo ha le sue corde vocali, per lavorare le sue mani, per muoversi i suoi piedi. Ha inventato gli strumenti per perfezionare la voce, gli attrezzi l'operato, i mezzi di trasporto gli spostamenti. Ciononostante, la base rimane la medesima: il suo essere umano, il suo essere pienamente uomo. «Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?» (Matteo 16, 24-26).

Quando infine la mente, l'animo e il fisico, nell'ottundersi dei sensi e del senso, si ravvivano in un incontro salvifico («Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro», Matteo 18, 20), penso che su un luogo deserto potrei anche avvizzire.


John Donne, estratto da "Meditation XVII", 1623

[...] No man is an island,
Entire of itself,
Every man is a piece of the continent,
A part of the main.
If a clod be washed away by the sea,
Europe is the less.
As well as if a promontory were.
As well as if a manor of thy friend's
Or of thine own were:
Any man's death diminishes me,
Because I am involved in mankind,
And therefore never send to know for whom the bell tolls;
It tolls for thee. [...]

Traducendo:
Nessun uomo è un'isola,
Completo in se stesso,
Ogni uomo è un pezzo del continente,
Una parte del tutto.
Se una zolla viene spazzata via dal mare,
L'Europa ne viene diminuita.
Come se le venisse a mancare un promontorio.
Come se le venisse a mancare una casa di amici tuoi
O come fosse la tua stessa casa a mancare:
La morte di qualsiasi uomo mi diminuisce,
Perché io sono parte dell'umanità,
E dunque non mandare mai a chiedere per chi suona la campana;
Essa suona per te.


Spettacolo "Fiabe"
Palazzolo Sull'Oglio, 2010


Ecco perché, nascendo, tutto cambia. Ciò che era prima, non è più lo stesso poiché contiene una novità. Ecco perché, nascendo, il tempo si deforma, cambia forma. È la densità dell'istante. Ecco perché, col mio battesimo, cambia la comunità dei battezzati nella quale entro a far parte; con la mia cresima, cambia la comunità dei cresimati; con il mio entrare nel Movimento, cambia il Movimento. Non è la stessa cosa, esserci e non esserci.

Una goccia fa l'oceano. Eccome.
Speranze basate su una certezza, nessuno le toglierà mai.

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