Frontiere quotidiane

In questo momento non me la sentirei di sostenere dialogo alcuno. Forse, una conversazione passiva, potrebbe darsi. L'ascolto, per esempio, di un botta e risposta come quello di Mark Knopfler che dialoga con la sua chitarra.

L'unica voce, però, che in questo momento potrei sentire cantare appartiene a Teresa Salgueiro, così soave da stillare dolci balsami goccia a goccia nelle piaghe vive di cuori feriti. Una voce portoghese, che ridesta in me il desiderio di tornare a vedere l'oceano, di tornare in un posto di frontiera. Come solo le voci portoghesi sanno fare, come solo quella saudade portoghese narra così bene della mia nostalgia di un bene assente.

Eppure, scommetto che si possa tentare di trovare una frontiera anche nel centro della propria città. Nel centro. Sul continente. Nel cuore di tutto, nell'ogni dove e nell'altrove oltre l'ovunque stesso.

Giorni di frontiera in cui vengo richiamata ad allontanare tutto ciò che è polvere che si attacca ai sandali e ad attaccarmi sempre più a quel filo che mi ricongiunge alla prima vera frontiera, originaria.

Domani parto per un mare che non è proprio quello dei promontori di Cabo da Roca, il punto più a occidente dell'Europa. Ma la frontiera è tale ogni giorno. Sempre, ad ogni istante.






Portogallo, 2009

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