Malinconica, ma Tua

Dietro casa (Ludovico Einaudi)




La malinconia è un tratto che mi contraddistingue, da sempre. Già quando ero piccola capitava che trascorressi delle mezzore a fissare la linea dell'orizzonte. Fin quando lo sguardo diventava in essa sfocato e finivo in un luogo così lontano da dove non mi era semplice fare ritorno. Già da piccola avevo bisogno di ritagliarmi dei momenti per starmene da sola e "perdermi" fra le righe piccole dell'assoluto.

Non ho mai vissuto con facilità questo mio tratto; mi sono occorsi moltissimi anni per imparare a vederlo come una risorsa, e non come una condanna. Per tutti ero sempre o troppo triste, o troppo permalosa, o troppo suscettibile, o troppo qualche cosa d'altro. Ma ero io la prima a non vedermi come d'Altro. Signore, ... che io sia pure malinconica tutti i giorni della mia vita, ma che io sia Tua.

Forse è per questo che mi piace Ludovico Einaudi, il suo stile risuona a vibrazioni elevate che ben si posano sulle mie profonde corde dolenti. Montagne e abissi, alla fine si ritorna sempre al convergere di una tenerezza e di uno struggimento, fra Lui e me.

Dopo il brano d'apertura al post, ecco quello di chiusura, che nella versione semplicemente acustica mi commuove altrettanto quanto quella cantata che ho scoperto questa sera. Una voce salentina, per un accostamento che si strugge gentilmente e delicatamente.


Nuvole bianche (Ludovico Einaudi, Alessia Tondo)

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