Il ponte

Troppo spesso ancora mi capita di riflettere col senno di poi anche se, onestamente, la tempistica sta evolvendosi. Ancor più onestamente, determinate riflessioni richiedono tempo, calma, pazienza, anni. Seguono un loro corso magari non del tutto noto; tuttavia, niente va perso e, talvolta, rispunta a più riprese. Improvvisamente. Oppure, volutamente ricercato.

Tra le miriadi di dardi che durante gli studi universitari mi hanno colpita dritta al punto, o anche solo semplicemente sfiorata, vi fu un insegnamento di un professore durante il corso di Linguistica. Mi affascinò allora, ha scavato dentro con uno scalpellino leggero, risbuca fuori adesso con una potenza inaudita.

«Le lingue umane sono un linguaggio analogico: hanno la sintassi per dire, ma non la semantica per dirlo. La musica è un linguaggio digitale: ha la semantica, ma non la sintassi».

Che altro è, la mia passione per la lettura e la scrittura, se non una ricerca volta a scoprire l'unione ideale fra la sintassi e la semantica della mia lingua madre, un luogo che non mi appartiene ma al quale appartengo?

«Il potere delle parole: è questo l'impulso che mi ha spinto alla ricerca...»: così iniziava la mia tesi di laurea.
L'anno scorso, nella libreria del Meeting, vidi un libro dalla copertina attraente, con un titolo maggiormente accattivante, di una persona dal fascino indiscutibile. L'ho acquistato. L'ho iniziato, l'ho accantonato, ma ho una gran voglia di riprenderlo. "Il valore magico della parola", di Pavel Florenskij. Quindici anni dopo.

Nella mia tensione all'unione ideale, sono arrivata a un nuovo punto di convergenza. Musica, questa volta (un luogo che vorrei mi appartenesse, ma al quale appartengo senza soluzione di continuità dal mio desiderio e sul quale cade una pace che mi riempie e me ne lascio permeare). Da quand'ero all'asilo, quante migliaia di canzoni avrò ascoltato, imparato a memoria, registrato, cancellato, ricercato, comperato, amato, tradotto, letto, sviscerato, e ancora ascoltato, semplicemente ascoltato, ascoltato, ascoltato... Ora, la semantica ha bisogno di un supporto sintattico e di un approfondimento protagonista. Perché non per il tramite di una chitarra, mi son detta?

Il cuore, nell'esperienza, fa scaturire in quell'istante di sospeso su un pieno un giudizio analogico e digitale. E nell'attimo, in quell'attimo in cui si assapora un anticipo di eternità tutto avviene mentre sta accadendo; non c'è bisogno di cercare un altro tempo o un altro spazio perché ciò accada. Accade. In una parola. In una nota. In uno sguardo. In un esserci.

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