Malata e felice

Case discografiche: vi odio.

Greatest hits, best of, deluxe collection, remastered versions... tutte trappole per allodole come me, che vado in giro con lo specchietto in tasca e non solo per incipriarmi al momento opportuno.

Nelle ultime settimane: Negrita (Déjà Vu, un doppio semiacustico... a proposito, chissà se S. lo ritroverà per riportarmelo?), Tom Waits (Used Songs 1973-1980), The Smiths (Louder than Bombs, singoli e b-sides), Rush (Gold, una confezione per le due raccolte Retrospective I e Retrospective II).

Comunque, la minore delle banconote è bastata per il Greatest Hits di Lenny Kravitz. E sì che non l'ho mai filato di striscio.

È stato sufficiente equalizzare col pulsante "explode": bassi e batteria visceralmente ai massimi storici, e la sei corde di Craig Ross senza esclusione.

Certo che, se la mia anemia fosse dovuta al fatto che dei miei globuli rossi uno trasporta una molecola d'ossigeno e il suo pari una nota, non fonderei un'associazione per finanziare una ricerca che mi guarisca.

Comments

  1. altrochè pure io mi sono più volte svenata per avere il cd originale a tutti i costi!!! Pornography dei Cure, Sisters of Mercy, Blutengel... come resistere al richiamo del cd originale??

    xD

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  2. Non potresti trovarmi più d'accordo di così: il cd originale (al di là della correttezza per via dei diritti) ha un fascino irresistibile. Quasi come se la musica suonasse più musicale, più intensa. Più bella.

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