Chiedo solo un divano

Oggi, stasera piove. Piove tantissimo e tira un vento forte che spazza via tutto tranne i miei pensieri. Amo la pioggia, la amo soprattutto quando sono a letto, quando vado a dormire. La pioggia che scende lungo le grondaie, che picchietta sui vetri, sulle tegole, mi culla. La pioggia mi ricorda un caldo abbraccio entro cui lasciar andare i miei pensieri, ognuno affidato a ogni goccia sferica che cade, e addormentarmi.

Dormo attualmente in una stanza piccolissima. Non è tanto la superficie ridotta a farmi sentire rinchiusa, quanto la mancanza di un vetro sull'esterno che mi rimanda alla luce della luna la notte, la luce del sole all'alba, il rumore della pioggia in ogni momento. Mi sento in gabbia. Ci entro la sera e non vedo l'ora che arrivi il mattino per uscirne.

Piuttosto dormirei sul divano in taverna. Stasera, per esempio, con tutta questa pioggia, mi addormenterei benissimo. Mi ricordo di quando soffrivo d'insonnia molto forte, una di quelle che quando si approssimava la sera e l'ora di andare in camera, mi veniva l'angoscia. "Chissà se questa volta riuscirò ad addormentarmi, chissà se riuscirò a dormire almeno quattro ore di seguito". Allora mi trasferivo in salotto e mi sdraiavo sul divano. Là, l'angoscia si attenuava. La gabbia dell'ansia sembrava avere le sbarre più distanziate, passava più aria, più luce, più quiete. Mi addormentavo, dormivo.

Mi ricordo di una sera di maggio inoltrato, in cui mi sono addormentata con la porta-finestra aperta, il leggero velo semitrasparente della tenda solleticava i miei piedi, che dal divano sbucavano incontro alla brezza notturna. Ho dormito serenamente. Come tra le braccia di Morfeo.

Più tardi andrò di là, in quella piccola stanza senza finestre...

Comments

  1. Da piccola trascorrevo qualche mese all'anno a casa dei nonni materni. Casa di contadini, in uno sperduto paesino che dava l'impressione essere bel lontano dal mondo reale. La mia stanza era senza finestre, ma c'era lo spazio, oltre che per il mio letto, anche per una credenza. Per null'altro, in realtà, perché fra il letto e la credenza, parallela al letto, c'era giusto lo spazio per passarvi. All'epoca c'era ancora Maria Maddalena, la mia bisnonna, che pure dormiva in una stanza senza finestre nella quale, però, non c'era altro spazio che per il letto. All'assenza di finestre, mi rendo conto solo ora leggendoti, neppure si badava. Fuori da quelle due stanze c'erano tutta la luce e tutta la vita di cui c'era bisogno. Forse oggi sarebbe diverso, chissà... Forse da adulti si ha bisogno che la luce si faccia parte attiva nella ricerca di essa ed allora una finestra e l'intuizione di ciò che vi sta oltre divengono importanti... Certo, però, braccia adulte un divano dentro il proprio cuore, che supplisca ad una finestra, se pur a fatica, possono tentare di trascinarlo. E se non due, quattro braccia riuscirebbero senz'altro meglio. Le mie, se vuoi, te le offro.

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  2. Trovo il tempo solo ora per rispondere a questo messaggio letto giorni fa e per rispondere all'abbraccio offerto

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