In pericolo di vita

«We are to regard existence as a raid or great adventure. [...] The most dangerous thing in the world is to be alive; one is always in danger of one's life»

[Dobbiamo considerare la vita come un'incursione o come una grande avventura. [...] La cosa più pericolosa del mondo è che vivo; si è sempre in pericolo di vita]

Gilbert Keith Chesterton pensò questo e la citazione l'ho trascritta leggendo il pannello finale della mostra "Il Cielo in una stanza: benvenuti a casa Chesterton", una delle tante che ho visto quest'estate.

In effetti è così che mi sento: in un succedere, susseguirsi e inseguirsi di avvenimenti che seguono vertiginosamente l'unico filo che tiene insieme il tutto della mia vita.

Non è che prima non succedessero delle cose. Senz'altro quest'estate registra un'impennata di eventi e rapporti che continuano a stupirmi, ma il fatto è che sono io che sono cambiata e questo stupisce me per prima. Una mia amica mi aveva detto che solo i santi riescono a dire di sì a tutto. Un mio amico molto tempo prima mi aveva regalato un libro sul quale aveva scritto come dedica «affinché siamo santi, cioè felici». Ecco, io voglio essere così, felice. E se una via per diventarlo è dire di sì a tutto, mi dico perché non provarci?

È questione di un istante, un momento che si innalza vertiginosamente all'origine e ti chiede tutto di te ma in realtà ti sta donando tutto a te. Senti la densità dell'istante, di quell'istante. E di istanti, nella vita, ce ne sono molti molti molti. Insomma, dire di sì a tutto io non so se e come ci si possa riuscire, se con un intenso e costante allenamento o solo/anche per grazia ricevuta. Non credo valga da solo il nostro misero tentativo di essere perfetti, quanto piuttosto la tensione vertiginosa che ci ricorda per Chi e perché stiamo vivendo quell'istante.

Per chi o per Chi vivo io? Per me o per Te?

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