Il diavolo veste Prada (David Frankel)

«Si une femme est mal habillée, on remarque sa robe, mais si elle est impeccablement vêtue, c'est elle que l'on remarque». [Vesti male e noteranno il vestito. Vesti bene e noteranno la donna]

La celebre citazione di Gabrielle Bonheur Chanel, meglio nota come Coco Chanel, mi è venuta in mente come un guizzo sabato sera, quando stavo guardando un nuovo dvd. Nuovo per me, dal momento che il film risale al 2006: "Il diavolo veste Prada", regia di David Frankel (The devil wears Prada, il titolo originale), con Meryl Streep (Miranda Priestly) e Anne Hathaway (Andrea -detta Andy- Sachs).



Andrea Sachs è una giovane neolaureata col sogno di diventare giornalista: bella e intelligente. Miranda Priestly è un'affermata esperta di moda e direttrice della rivista di settore "Runway": bella e intelligente. Che cosa hanno di differenza? La stessa cosa che hanno in comune: se per la giovane Sachs la bellezza e l'intelligenza sono due aspetti contrastanti, cestina la prima e privilegia la seconda, per la matura Miranda sono due lati della stessa medaglia: rimandano a qualcosa d'altro. Solo che non lo dà a vedere così facilmente.

Tutti, anzi, tutte (colleghe, collaboratrici, assistenti, stiliste, modelle, giornaliste, ammiratrici...) si fermano all'aspetto superficiale: Miranda, siccome si pone come una str... arrivista che è arrivata (e ci sono un milione di ragazze che vorrebbero essere al posto di Andrea, come ripetono continuamente nel film), non può che essere tale. In realtà, Miranda è la prima a non fermarsi all'effimero, rischio che il mondo della moda sa regalare su un piatto d'argento. E così, proprio la gelida e perfida Miranda dà una chance alla giovane ragazza, che ride di chi si appassiona alla moda idolatrandola (nel film resta come un'icona la smania per la taglia 38, che ha soppiantato la taglia 40 e, prima di essa, la 42!), per niente chic, con uno stile della propria femminilità che forse deve ancora scoprire.

Miranda non ha certo tempo di fare la chioccia ed educare i pulcini: lascia infatti che le giovani che passano per le sue grinfie decidano se accettare la sfida oppure andarsene, non sembra importargliene più di tanto. Andrea coglie la sfida prima per orgoglio, ma poi si rende conto che un'affezione nei confronti di una donna tanto temuta non è poi così assurda.

Tornando a Coco e all'aforisma, non credo sia stato concepito con vanità. Credo che l'amore per la bellezza includa una certa dose di cura di sè. Lo sciatto, il trasandato, l'incuria: l'accidia può passare anche da qua. Ovviamente, la cosiddetta moda se diventa un giudizio di discrimine sulla persona, si allontana da quella che è la sua connotazione, ovvero quella di essere uno strumento di valorizzazione della personalità. Di idoli, il cuore dell'uomo non ne ha bisogno (e nemmeno quello della donna).

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