Il cammino per Santiago (Emilio Estévez)

«La vita non si sceglie, papà. La si vive»



Con questa impressionante citazione, propongo un post sul film "Il cammino per Santiago" (titolo originale "The way", USA 2010, in Italia 2012), per la regia di Emilio Estévez.

La storia si apre con questo fatto: Tom riceve una telefonata da un capitano della Gendarmerie francese, che gli comunica la morte del figlio, Daniel, sorpreso da una tempesta dopo un giorno di cammino sulla via del pellegrinaggio che porta a Santiago de Compostela. Tom, affranto, parte per i Pirenei per il riconoscimento del corpo e il rimpatrio della salma. Dopo aver deciso di far cremare Daniel, Tom decide di intraprendere il cammino verso Santiago, utilizzando l'equipaggiamento del figlio che era stato rinvenuto accanto al corpo. Portando con sè le ceneri di Daniel, Tom parte.

Un viaggio vero, fisico e spirituale, alla scoperta di sè, del rapporto con il figlio, con gli altri, con la vita. Tom all'inizio non sa perché parte, ma lo scopre man mano che il viaggio sfila lungo i pendii, le strade, i sentieri, i villaggi, i rifugi per i pellegrini, le città, le santelle. Scopre cosa vuol dire che la vita non va scelta, ma vissuta, anche grazie ad alcuni incontri imprevisti che diventano compagnia durante il viaggio.

Martin Sheen (nome d'arte di Ramón Gerardo Antonio Estévez) recita nel ruolo del padre, mentre Emilio Estévez (figlio di Martin Sheen), oltre che regista, recita nel ruolo di Daniel, figlio di Tom.

A mio parere, la pellicola è girata a metà tra documentario e film: regala dettagli realistici e altri più romanzati. Senza dimenticare la fotografia e gli scorci mozzafiato che solo le centinaia di chilometri lungo la via di Santiago sanno donare.

---
Postilla del 25 aprile 2013, ore 19.00
(Un punto che ieri volevo scrivere ma poi mi sono dimenticata)

Una cosa che colpisce del film, fra i dettagli realistici, è la frase «Buen camino», che i pellegrini di Santiago de Compostela si augurano fra loro quando si incontrano e salutano lungo la strada. Viene augurato ai pellegrini anche da chi non partecipa al gesto: nel film c'è la scena con una donna, che gestisce uno degli alberghi per pellegrini lungo il cammino, che saluta Tom augurandogli, appunto, un buon cammino. Il modo in cui lo dice, così come lo dicono altre persone nel film, ha una nota che ha risuonato dentro di me in maniera speciale. Si capisce che quella donna, che afferma di non aver mai compiuto il pellegrinaggio, è partecipe. Come se le migliaia di pellegrini che sono passati dal suo albergo, magari solo per una notte o qualche ora, le avessero comunque lasciato qualcosa. Una testimonianza. Una presenza di qualcosa che sovrasta anche le nostre più buone intenzioni. E lei, che non ha mai preso parte al percorso, è come se non se ne sottraesse. E dona quel poco che ha, una semplice frase. Che, detta col cuore, diventa più del succo dei tanti discorsi che siamo capaci di infilare giorno dopo giorno, fino alla noia di noi stessi che li ripetiamo come se ballassimo sul vuoto.

«Sia invece il vostro parlare "Sì, sì", "No, no"; il di più viene dal Maligno» (Mt 5, 37).

---

«Ultreia! Et suseia! Deus adjuva nos!»
[Andiamo più avanti! Andiamo più in alto! Dio, proteggici!]
[Camminiamo oltre e con lo sguardo in alto, con l'aiuto del Signore]

È l'augurio e saluto dei pellegrini compostellani.

Comments