Il pescatore di sogni (Lasse Hallström)

Complice il fatto che costava tre virgola novanta euro, l'ho comprato. Mi va di iniziare a parlare di film e parto con un titolo che ho acquistato ieri, "Il pescatore di sogni".

Regia di Lasse Hallström, con Ewan McGregor, Emily Blunt e Kristin Scott Thomas (Gran Bretagna, 2011).

Uno di quei film che, quando ne vedi la copertina sugli scaffali, persino quei novanta centesimi ti sembrano troppi. Poi, ho letto sul retro della custodia: si tratta dell'improbabile storia di uno scienziato appassionato di pesca che lavora per il Ministero della pesca e agricoltura britannico e che si trova suo malgrado coinvolto in un bizzarro progetto d'esportazione. Uno sceicco, altrettanto innamorato di ami e lenze, ha il desiderio di introdurre la pesca al salmone nello Yemen.

[Apro una breve parentesi sul titolo originale: "Fishing salmon in the Yemen", sicuramente più prosaico rispetto al nostro italiano, ma a volte mi chiedo quale sia il discrimine tra libera traduzione e ricodificazione interpretativa. Chiusa parentesi].

Prima di guardarlo, ieri sera, ancora non sapevo che mi sarei trovata di fronte non solo a una commedia inglese leggera, ma anche a un discorso sulla fede. Che nel film ha origine proprio dallo sceicco e si dipana nel dialogo e nel confronto con il dottor Alfred Jones, lo scienziato pescatore.

Una citazione, fra tutte: «Volevo creare un piccolo miracolo, per glorificare Dio e unire le nostre tribù. Ma a volte mi chiedo se non abbiamo creato qualcosa che glorifica l'uomo. Il confine è sottile. Superbia, doctor Alfred. Superbia».

Questo mi fa tornare alla mente che qualche settimana fa la realtà mi ha lanciato una provocazione, per tramite di un'affermazione di una collega, la quale - come moltissime altre persone - mi ha mostrato come è facile rimanere scettici di fronte a quelli che lei considera i lussi, gli eccessi e gli sfarzi della Chiesa e del Clero.

Ho provato a cogliere quella provocazione, perché desideravo che lei vedesse come l'uomo ha saputo realizzare grandi opere, come per esempio il Duomo di Milano, coi soldi di poveracci e poveracce che si sono privati delle loro monetine per lasciare un segno che glorificasse e onorasse il Creatore. In fondo in fondo, desideravo anche che quel suo giudizio non rimanesse nell'aria come l'ultima parola sulla vita. Non credo, col mio misero sforzo, di essere riuscita nell'intento, ma sono tuttavia contenta. Perché non ho lasciato cadere una provocazione della realtà.

Quante altre, a centinaia, a migliaia, purtroppo, ne lascio cadere. Ma quell'una che raccolgo e accolgo come una sfida è quella che rimane e fa memoria, si fa carne e sangue per me.

Alla fine di questa riflessione lascio a voi la scelta se questo film ha da esser visto oppure no. Questa non è una recensione. Io vi ho dato le mie ragioni, semplicemente.

Comments

  1. "Ma quell'una che raccolgo e accolgo come una sfida è quella che rimane e fa memoria, si fa carne e sangue per me". Molto bello, complimenti!!! Ci vuole sempre caritas in veritate!!

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