Nei commoventi silenzi

In cinque anni di scrittura via internet, questo blog ne ha cambiati di stili. Ma l'idea di base è sempre stata quella della ricerca radicale, vuoi nell'impostazione del layout, vuoi nel design dei colori.

È come se il desiderio impaurito ma voluto di silenzio di cui parlavo due anni e mezzo fa avesse iniziato a produrre i suoi belli e saporiti frutti. Solo nel silenzio, nasce la parola, nasce la nota. E gli spazi di silenzio tra una parola e l'altra, tra una nota e l'altra sono ciò che più mi sembra significativo quando parlo di origine e di atto creativo.

Sono tanti i silenzi fecondi che in tutto questo tempo ho potuto riconoscere sperimentandoli. Il silenzio che permea ogni cosa a notte fonda, o il silenzio che c'è in alta montagna. E questi sono i silenzi religiosi in natura. Oppure, il silenzio in una chiesa "immobile". O il silenzio a cui mi attengo giorno dopo giorno, secondo le possibilità degli impegni quotidiani. E questi sono un tipo di silenzio religioso proprio della natura umana.

A tutti questi silenzi se ne sono aggiunti altri di più difficile approccio, come quelli di una lunga estate in casa o al lavoro da sola senza nemmeno l'ombra di un dialogo. Ore che ho sempre tuttavia tentato di non vedere come noia e fatica, ma come un'apertura verso qualcosa di ignoto e ancora da conoscere, cioè da amare.

In tutto ciò, la musica ha iniziato a sapere di un sapore diverso. A sapere di un sapore. Così come i dialoghi. Non la voglio dipingere con pennellate facili. È una lenta conquista. È il frutto di un lavoro e di un'attesa attiva, e tuttavia fertile anche quando è passiva. Generosamente e delicatamente. Terribilmente e inesorabilmente. Ma, che tenerezza questa affezione a sè...

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