Intolleranze morbide come un plum-cake

Chi come me è incappato nel disagio (o nella moda) delle intolleranze alimentari, avrà il bisogno (o il piacere) di destreggiarsi fra etichette e ingredienti. Abbandonato il sogno utopico di trovare a giusto prezzo prodotti di qualità che non contengano nemmeno le tracce dei principali allergeni, si impara a fare la spesa e a cucinare in maniera alternativa.

Per esempio ho scoperto il grano saraceno, con il quale sto provando praticamente di tutto: dalle gallette (quelle cialde che ricordano il polistirolo, anche nel sapore) alla pasta. Con la farina di grano saraceno, una sabbiolina deliziosa e un pò scuretta, mi sto cimentando a cucinare torte e biscotti, dolci dei quali sono ghiotta e -ahimè- fatico a farne a meno, complice una bilancia con un ago dispettoso e poco veritiero che si pone sempre un pò al di qua del limite.

L'unica è la temperatura del forno: quello mi frega sempre e non sono ancora riuscita a cuocere un plum-cake degno di questo nome. L'ultima ricetta consisteva in circa 110 g di farina di grano saraceno, 40 g di farina di riso, 100 g di zucchero, 1 bustina di lievito, un terzo di bicchiere di olio di semi di girasole (più leggero dell'olio d'oliva al gusto), latte di riso quanto basta, 1 fialetta di aroma alla vaniglia. Il sapore non è malvagio. Certo, bisogna scordarsi le sfarzose saint-honoré e creme chantilly e compagnia cantanti. È più come assaggiare uno scampolo di fieno caramellato. Il vizio della gola, mortificato, richiama a sè tutti gli altri sei al seguito per dar man forte.

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Però, almeno, il mio stomaco ringrazia.
Ah, le intolleranze alimentari, aleatorie e morbide come un plum-cake...!

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