Guidare al reale

È proprio vero che fare qualsiasi cosa (leggere un romanzo o la poesia, guardare un quadro o le stelle, ascoltare un brano musicale, eseguire un lavoro, conoscere una persona ...) con qualcuno che ti vuole bene e che ti introduce all'ascolto e alla visione è tutta un'altra cosa. Basta avere il cuore e lo sguardo spalancati, cioè mettersi in gioco facendo il secondo passo, e la conoscenza della realtà acquisisce tutto un altro gusto. Uno spessore.

Sto leggendo, per esempio, "Dal paradiso all'inferno. I confini dell'umano in Dostoevskij" di Tat'jana Kasatkina. È molto di più che una raccolta di conferenze su vari aspetti dell'autore russo. Introduce, tramite lo sguardo di Dostoevskij, a una lettura della realtà tutta, del presente.


«L'immagine ierografica, in antitesi a quella pornografica, nasce quando noi ci accostiamo alle cose senza provare il benché minimo interesse per ciò che esse possiedono, quando non siamo scossi da alcun genere di avidità. Dall'oggetto da conoscere non vogliamo nulla se non un'unica cosa, che esso ci sia. Quello che dobbiamo fare, con la nostra libertà, è affermarlo nel suo essere. In questo consiste il "lavoro" delle persone nel loro rapporto reciproco. Affermare la persona dell'altro nel suo vero essere significa affermarla in Dio. Ed è evidente che lo sguardo che vede l'immagine vera delle cose è proprio quello di Dio, perché chi, oltre a Dio, è così assolutamente disinteressato a quello che le cose possiedono e, insieme, altrettanto assolutamente interessato al loro esserci?» (pag. 42, ediz. Itaca)

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