piove, governo ladro. e come si fa ad andare a correre? perché da un paio di settimane ho ritrovato il gusto di correre nel parco. ieri pomeriggio tardi stavo guidando verso casa, quando ho visto che nel parco c’era qualcuno, indomito. guardo fuori dal vetro: ha smesso! e vai.
mi infilo la tuta e il lettore mp3. scendo, apro il portoncino del palazzo. ha ripreso a piovere. parolaccia. guardo le scale: torno su? guardo la pioggia: me ne frego? la seconda. nel parco ci sono due indomiti, io la terza. altri, con l’ombrello, usciti per la passeggiata necessaria col cane, mi guardano strana. io corro.
ci siamo solo io e la terra. e le fini, fitte, interminabili gocce di pioggia. stillicidio argenteo. ogni tanto si alza un volo di piccioni, qualche merlo. le scarpe che sguazzano nelle pozzanghere non le sento, ho gli auricolari. sento solo il cuore che batte la ritmica di un tamburo africano, il respiro che si fa sempre più affannoso, il mio fisico che inizia a dolere e quello che fa male sono io, il contatto con la terra che scorre sotto i piedi, l’aria pungente che scivola in gola, la pioggia che è una lastra trasparente obliqua, che io taglio di traverso. o è lei che taglia me, i miei capelli, le mie ciglia, il mio volto, la mia nuca, le mie mani.
sorrido, di quei sorrisi di chi ha capito qualcosa, come in un'epifania joyciana.
apro le braccia al cielo, alla pioggia.
io, la terra, la pioggia, una cosa sola.
e guardo quelli che mi guardano al riparo. sono loro ad essere sotto la gabbia, di un ombrello. ma non lo sanno, non lo possono sapere, finché non lo avranno posato a terra. e scoperto la verità. che ha il sapore di libertà.
termino la mia sessione di corsa, esco dal parco, non prima di aver abbracciato un albero, il mio secondo contatto con la terra. ogni tanto lo faccio, è una mia necessità. a casa, subito una doccia, di nuovo acqua, stavolta calda, lungo i capelli già bagnati, il volto ancora umido, il corpo ormai madido. acqua su acqua.
(colonna sonora del momento d’essere: “sospeso”, de il nucleo)
lunedì 30 marzo 2009
giovedì 26 marzo 2009
colpo di fulmine
ieri sono uscita dalla redazione “con gli occhi stanchi”, guidavo col pensiero di arrivare a casa. quando all’improvviso me lo sono trovato davanti. l’avevo già visto altre volte, ieri non sembrava bellissimo, ma il suo fascino mi ha catturato, inaspettatamente, e mi si è accesa una strana passione. era come se mi volesse dire qualcosa. dovevo vederlo meglio, dovevo raggiungerlo e mi son messa a seguirlo. sapevo che a brescia ha due case molto belle, una sulla collina del castello e l’altra sui colli campiani, entrambe due zone molto prestigiose. l'ho perso di vista. dio. a quale semaforo dovevo svoltare adesso? mi ha colto un lieve panico a fior di pelle. se fossi riuscita a raggiungerlo, no, non sapevo cosa avrei detto, avrei fatto. volevo vederlo bene da vicino, volevo fotografarlo, sì, semplicemente rivederlo e fotografarlo. ma dovevo riuscire a raggiungerlo prima che si chiudesse in casa. ho deciso per la villa sui colli campiani, a nord di brescia, quella che il mio cuore sentiva più degna per quella serata, anche se più distante rispetto all’abitazione sul centrale colle del castello. speravo che fosse andato là. mi sono messa al suo inseguimento, in una folle corsa contro il tempo. più i minuti passavano più sapevo che sarebbe stato tutto inutile. tornante dopo tornante sono salita per quella strada, finché sono arrivata in cima alla collina, e lì l’ho rivisto, da lontano. sono scesa dall’auto, ringraziando anche il solo fatto di vederlo da molto lontano, mandandogli un bacio sulle labbra, anche se da molto lontano. non era più nel pieno fulgore come prima, ormai stava per chiudersi dentro. gli ho scattato lo stesso alcune foto. non belle. tutto quello che ieri ho potuto fare. ma ero lì, a vivere un momento di perfezione. a vivere il “sempre nel mai”.
e adesso so dove abita.



(colonna sonora del momento d’essere: "irraggiungibile", di l’aura)
e adesso so dove abita.



(colonna sonora del momento d’essere: "irraggiungibile", di l’aura)
martedì 24 marzo 2009
vieni a prendere un pasticcino da me
dichiaro ufficialmente aperte da oggi le due settimane dei festeggiamenti nazionali,
come accennato un mese fa.
amici bloggers,
parto proprio con voi, con gioia:
ecco una sfornata di frolline che ho preparato:
manderò un pensiero di felicità a ognuno di voi
ogni volta che mangerò una frollina per colazione
:)
una festa tutti insieme
paolo, il primo che s'era seduto nel mio salotto virtuale
stella
stellavale
janas
francesca
sa
calzette ros(s)e
nonna laura
jasna
laubel
come accennato un mese fa.
amici bloggers,
parto proprio con voi, con gioia:
ecco una sfornata di frolline che ho preparato:
manderò un pensiero di felicità a ognuno di voi
ogni volta che mangerò una frollina per colazione
:)
una festa tutti insieme
paolo, il primo che s'era seduto nel mio salotto virtuale
stella
stellavale
janas
francesca
sa
calzette ros(s)e
nonna laura
jasna
laubel
se fossi...
facciamo un nuovo gioco, quello del se fossi.
se fossi un fiore sarei margherita
se fossi un uccello sarei falco
se fossi un colore sarei rosso
se fossi un personaggio della storia sarei leonardo
se fossi uno scrittore sarei calvino
se fossi un cibo sarei strudel
se fossi una canzone sarei la cura di battiato
se fossi un albero sarei acero rosso
se fossi un animale sarei delfino
se fossi una poesia sarei i quattro quartetti di t.s. eliot
se fossi una pietra sarei sasso di fiume
se fossi un arredo sarei specchio
se fossi un tessuto sarei cotone
se fossi un quadro sarei la nascita di venere di botticelli
se fossi un paese sarei irlanda
se fossi una città sarei firenze
se fossi una carta sarei donna di picche
se fossi un fumetto sarei pippo
...
se fossi un fiore sarei margherita
se fossi un uccello sarei falco
se fossi un colore sarei rosso
se fossi un personaggio della storia sarei leonardo
se fossi uno scrittore sarei calvino
se fossi un cibo sarei strudel
se fossi una canzone sarei la cura di battiato
se fossi un albero sarei acero rosso
se fossi un animale sarei delfino
se fossi una poesia sarei i quattro quartetti di t.s. eliot
se fossi una pietra sarei sasso di fiume
se fossi un arredo sarei specchio
se fossi un tessuto sarei cotone
se fossi un quadro sarei la nascita di venere di botticelli
se fossi un paese sarei irlanda
se fossi una città sarei firenze
se fossi una carta sarei donna di picche
se fossi un fumetto sarei pippo
...
lunedì 23 marzo 2009
la musica del mondo
ieri ero al parco, a leggere e scaldarmi. dietro di me passano una mamma, un papà e i loro due figlioletti. indiani. la mamma dice qualcosa. il bambino risponde qualcosa. e il non capir nulla mi ha fatto scaturire di nuovo un pensiero sulle quali più volte in passato ho riflettuto.
complice forse il fatto che ho seguito studi linguistici, sono sempre stata affascinata dal fatto che si impari una lingua da zero. nei bambini, in particolare. perchè da grandi molto si gioca sulla comparazione con la propria lingua madre. da piccoli, no. si impara per la prima volta, dal nulla, senza riferimenti se non quelli della voce e dei gesti della propria mamma e del proprio papà, un vero sistema linguistico.
quello che mi affascina di più è il fenomeno di associazione (e quindi comprensione) di un significato ad una serie di suoni. che variano da lingua a lingua. ma il processo è uguale per tutti i bambini del mondo. così, il bambino prima impara i nomi di 'cose' essenziali: mamma, papà, pappa, sonno, pipì. poi, pian piano, impara i concetti complessi: 'puoi' far quello, non 'devi' far questo, ti 'voglio bene'. si impara poco alla volta la musica del mondo.
tante cose si tende a darle per scontate, come se succedessero e basta. ma a volte mi capita di soffermarmi sul processo. e credo si tratti di un vero miracolo. nasciamo con tutti gli strumenti potenziali per essere giorno dopo giorno quello che siamo, dagli strumenti fisici a quelli intellettuali, da quelli spirituali a quelli emotivi. non è semplicemente meraviglioso?
complice forse il fatto che ho seguito studi linguistici, sono sempre stata affascinata dal fatto che si impari una lingua da zero. nei bambini, in particolare. perchè da grandi molto si gioca sulla comparazione con la propria lingua madre. da piccoli, no. si impara per la prima volta, dal nulla, senza riferimenti se non quelli della voce e dei gesti della propria mamma e del proprio papà, un vero sistema linguistico.
quello che mi affascina di più è il fenomeno di associazione (e quindi comprensione) di un significato ad una serie di suoni. che variano da lingua a lingua. ma il processo è uguale per tutti i bambini del mondo. così, il bambino prima impara i nomi di 'cose' essenziali: mamma, papà, pappa, sonno, pipì. poi, pian piano, impara i concetti complessi: 'puoi' far quello, non 'devi' far questo, ti 'voglio bene'. si impara poco alla volta la musica del mondo.
tante cose si tende a darle per scontate, come se succedessero e basta. ma a volte mi capita di soffermarmi sul processo. e credo si tratti di un vero miracolo. nasciamo con tutti gli strumenti potenziali per essere giorno dopo giorno quello che siamo, dagli strumenti fisici a quelli intellettuali, da quelli spirituali a quelli emotivi. non è semplicemente meraviglioso?
venerdì 20 marzo 2009
ho la sindrome della linea
non vi capitano mai quei giorni in cui vi viene da dire "non è colpa mia, è che mi disegnano così", e se poteste avviereste una sagace baruffa con il vostro disegnatore per arrivare ad un realistico ma accettabile compromesso?
ecco, questa settimana per me è stata un pò così. ma mica sono riuscita a contattare il mio disegnatore. aveva sempre il telefono occupato o irragiungibile...
ecco, questa settimana per me è stata un pò così. ma mica sono riuscita a contattare il mio disegnatore. aveva sempre il telefono occupato o irragiungibile...
giovedì 19 marzo 2009
canzone di un mese
anni '40. filippo ha tante ragazze, le ama tutte. finchè riceve la chiamata dall'esercito.
canzone di un mese
fischio la storia di una canzone
di fronte al binario della stazione
partendo in massa senza coraggio
sotto ad un sole bianco di maggio
paola, in bici, la devi cantare
e alla mia guerra non ci pensare
che la nebbia l'aspetto ad agosto
verrà a coprire quel brutto posto
canto la storia seduto in disparte
quando gli altri giocano a carte
chiudo gli occhi e sogno il paese
di ritornarci nel giro d'un mese
poi d'imporvviso un tuono lontano
s'alza giovanni con l'arma in mano
mentre il fucile spara distante
vedo l'amico cadere pesante
il sole cambia di colpo colore
soffia rosso e perde il candore
anna cara, un sapore salato
quelle lacrime che mai ho versato
carico subito il mio fucile
ma di un soldato che non ha stile
non è arduo intuire che sorte
gli tocchi presto tuonando forte
la coltre di nebbia bussa di giugno
il caldo fucile stringo nel pugno
con il mio sguardo rivolto al cielo
il mondo scompare dietro un velo
bella giulia, questo è un saluto
toccarti di nuovo non ho potuto
ma quella canzone torna alla mente
un solo momento e poi più niente
canzone di un mese
fischio la storia di una canzone
di fronte al binario della stazione
partendo in massa senza coraggio
sotto ad un sole bianco di maggio
paola, in bici, la devi cantare
e alla mia guerra non ci pensare
che la nebbia l'aspetto ad agosto
verrà a coprire quel brutto posto
canto la storia seduto in disparte
quando gli altri giocano a carte
chiudo gli occhi e sogno il paese
di ritornarci nel giro d'un mese
poi d'imporvviso un tuono lontano
s'alza giovanni con l'arma in mano
mentre il fucile spara distante
vedo l'amico cadere pesante
il sole cambia di colpo colore
soffia rosso e perde il candore
anna cara, un sapore salato
quelle lacrime che mai ho versato
carico subito il mio fucile
ma di un soldato che non ha stile
non è arduo intuire che sorte
gli tocchi presto tuonando forte
la coltre di nebbia bussa di giugno
il caldo fucile stringo nel pugno
con il mio sguardo rivolto al cielo
il mondo scompare dietro un velo
bella giulia, questo è un saluto
toccarti di nuovo non ho potuto
ma quella canzone torna alla mente
un solo momento e poi più niente
mercoledì 18 marzo 2009
rio de la plata
sulle sponde del rio
ho pianto
la canoa andava da sola
non la potevo fermare
non la potevo più fermare
la linfa imperlava
la fronte della lama
solo via terra,
tra le fronde,
potevo proseguire
era un dolore
un sanguinare di piedi
e di mani
finchè giunsi di nuovo al fiume
e trovai una zattera
ho pianto
la canoa andava da sola
non la potevo fermare
non la potevo più fermare
la linfa imperlava
la fronte della lama
solo via terra,
tra le fronde,
potevo proseguire
era un dolore
un sanguinare di piedi
e di mani
finchè giunsi di nuovo al fiume
e trovai una zattera
martedì 17 marzo 2009
lunedì 16 marzo 2009
val di fiemme (by night)
"il cielo stellato sopra di me
la legge morale dentro di me"
questa citazione mi è tornata in mente venerdì sera. all'improvviso.
scena campo lungo: val venegia, in trentino. tutto innevato. temperatura intorno allo zero, forse sotto. ore 21 circa, quel buio con una luce eterea data dal riverbero di una neve notturna.
scena campo medio: un gruppo di persone con le ciaspole ai piedi e bardate con fuori solo naso e occhi camminano su un sentiero fatto da neve alta due metri. dobbiamo arrivare alla malga venegia, attraverso i boschi. nessuna luce se non due piccole torce elettriche. il resto, è natura. ecco cosa penso: penso che se fossi da sola una cosa del genere non la potrei fare. invece con questo gruppo di persone, che fino al giorno prima non ci si conosceva neppure, stiamo camminando insieme al buio. è una tacita fiducia l'uno nell'altro che ci spinge avanti. che non mi fa avere paura delle salite e delle discese del terreno semi invisibile, o della scarpata sulla destra, e che mi fa apprezzare la natura intorno a me, dentro di me. che mi fa conoscere questo nuovo lato di me stessa. e mi chiedo se anche per gli altri, consapevolmente o inconsciamente, è così come per me. ecco che cosa penso.
scena primo piano: arrivo in cima alla collina, una radura che si apre sulle pale di san martino. vedo le stelle. stupore. all'improvviso. un cielo stellato come solo in montagna si può vedere. ed ecco che il sorriso interiore spuntato prima si allarga come si è allargato il panorama entrando nella radura. sono io che sono lì, sono io che lo sto vivendo. vorrei urlarlo ai miei compagni, alle stelle. mi esce solo un "è bellissimo". silenzio. è la neve a parlare. sono le stelle a raccontare. è il bosco a cantare. non dico più nulla. mi avvio lungo l'ultima salita per arrivare al rifugio. silenzio. alla fine, la luna.
la legge morale dentro di me"
questa citazione mi è tornata in mente venerdì sera. all'improvviso.
scena campo lungo: val venegia, in trentino. tutto innevato. temperatura intorno allo zero, forse sotto. ore 21 circa, quel buio con una luce eterea data dal riverbero di una neve notturna.
scena campo medio: un gruppo di persone con le ciaspole ai piedi e bardate con fuori solo naso e occhi camminano su un sentiero fatto da neve alta due metri. dobbiamo arrivare alla malga venegia, attraverso i boschi. nessuna luce se non due piccole torce elettriche. il resto, è natura. ecco cosa penso: penso che se fossi da sola una cosa del genere non la potrei fare. invece con questo gruppo di persone, che fino al giorno prima non ci si conosceva neppure, stiamo camminando insieme al buio. è una tacita fiducia l'uno nell'altro che ci spinge avanti. che non mi fa avere paura delle salite e delle discese del terreno semi invisibile, o della scarpata sulla destra, e che mi fa apprezzare la natura intorno a me, dentro di me. che mi fa conoscere questo nuovo lato di me stessa. e mi chiedo se anche per gli altri, consapevolmente o inconsciamente, è così come per me. ecco che cosa penso.
scena primo piano: arrivo in cima alla collina, una radura che si apre sulle pale di san martino. vedo le stelle. stupore. all'improvviso. un cielo stellato come solo in montagna si può vedere. ed ecco che il sorriso interiore spuntato prima si allarga come si è allargato il panorama entrando nella radura. sono io che sono lì, sono io che lo sto vivendo. vorrei urlarlo ai miei compagni, alle stelle. mi esce solo un "è bellissimo". silenzio. è la neve a parlare. sono le stelle a raccontare. è il bosco a cantare. non dico più nulla. mi avvio lungo l'ultima salita per arrivare al rifugio. silenzio. alla fine, la luna.
martedì 10 marzo 2009
come amelie
ricordate il film il fantastico mondo di amelie? una splendida audrey tautou che mostra come amare le piccole cose della vita di ogni giorno ti accompagni lungo la strada verso la felicità.
quali sono le vostre piccole cose che vi regalano quel granello di godimento dentro di voi?
ecco le mie.
d'inverno, quando ghiacciano le pozzanghere, rompere la superficie con il piede.
sentire la vibrazione del trrrrrrrrrr quando l'auto passa sopra quelle strisce bianche ravvicinate e in rilievo che avvertono di rallentare.
aprire le boccette delle spezie che ho in cucina e annusarle una dopo l'altra, in un passaggio di odori.
aprire i biscotti doppi (tipo i ringo o i baci di dama) e mangiare via per prima la cremina in mezzo.
il sorriso che si crea quando saluto le persone che incontro.
senza ferirmi, far passare sotto le unghie gli spigoli dei fogli di carta.
in aereo, al momento del decollo, sentire la velocità che di colpo diventa forte e ti spinge contro il sedile.
il momento prima di aprire la posta elettronica, quando si carica il sito, mentre immagino chissà che e-mail o messaggi sono arrivati
annusare l'odore della carta stampata: riviste, libri, giornali
...
quali sono le vostre piccole cose che vi regalano quel granello di godimento dentro di voi?
ecco le mie.
d'inverno, quando ghiacciano le pozzanghere, rompere la superficie con il piede.
sentire la vibrazione del trrrrrrrrrr quando l'auto passa sopra quelle strisce bianche ravvicinate e in rilievo che avvertono di rallentare.
aprire le boccette delle spezie che ho in cucina e annusarle una dopo l'altra, in un passaggio di odori.
aprire i biscotti doppi (tipo i ringo o i baci di dama) e mangiare via per prima la cremina in mezzo.
il sorriso che si crea quando saluto le persone che incontro.
senza ferirmi, far passare sotto le unghie gli spigoli dei fogli di carta.
in aereo, al momento del decollo, sentire la velocità che di colpo diventa forte e ti spinge contro il sedile.
il momento prima di aprire la posta elettronica, quando si carica il sito, mentre immagino chissà che e-mail o messaggi sono arrivati
annusare l'odore della carta stampata: riviste, libri, giornali
...
trallallero trallallà
stamattina, venendo in auto al lavoro, su virgin radio hanno suonato beautiful day degli u2... che sia un buon segno? buon beautiful day a tutti!
:-)
:-)
lunedì 9 marzo 2009
a ogni sci sospinto
e va bene. forse ho perso una battaglia a palle di neve. ma non è tutta la guerra. m.: riprenderemo la prossima stagione da dove abbiamo interrotto. e cioè da tutta quella snow gelida giù per la collottola (e i pantaloni... acc!). è come tornare bambini (si è mai smesso di esserlo?).
le prime lezioni di sci di fondo non sono andate meglio. avranno pure battuto le piste la mattina, ma al pomeriggio le ho rifinite io (sedere sempre a terra). puro divertimento. e la val delle messi, a ponte di legno, era uno spettacolo. non ho avuto tempo di far foto, ero troppo impegnata a stare in equilibrio sugli sci, operazione mica tanto andata a buon fine...
il passo-spinta rimane comunque ancora un mistero per me. ma avrò occasione di approfondire il discorso il prossimo weekend, in val di fiemme. dall'adamello alle dolomiti. stavolta imbottirò i pantaloni dietro...
le prime lezioni di sci di fondo non sono andate meglio. avranno pure battuto le piste la mattina, ma al pomeriggio le ho rifinite io (sedere sempre a terra). puro divertimento. e la val delle messi, a ponte di legno, era uno spettacolo. non ho avuto tempo di far foto, ero troppo impegnata a stare in equilibrio sugli sci, operazione mica tanto andata a buon fine...
il passo-spinta rimane comunque ancora un mistero per me. ma avrò occasione di approfondire il discorso il prossimo weekend, in val di fiemme. dall'adamello alle dolomiti. stavolta imbottirò i pantaloni dietro...
venerdì 6 marzo 2009
amico mio, te lo devo dire
è una settimana che mi risuonano in testa alcuni versi da ambulance blues di neil young:
and there ain't nothin' like a friend
who can tell you
you're just pissin' in the wind
che vuol dire che non c'è nessuno come un amico che possa dirti che stai facendo cazzate, perdendo tempo. vero. credo che nell'amicizia ci sia anche quest'aspetto, che un amico sia anche quello che non si faccia troppi problemi a dirti proprio questo al momento giusto e che ti sia vicino, ti aiuti, se ne hai bisogno e se lo vuoi, per rimetterti in carreggiata.
and there ain't nothin' like a friend
who can tell you
you're just pissin' in the wind
che vuol dire che non c'è nessuno come un amico che possa dirti che stai facendo cazzate, perdendo tempo. vero. credo che nell'amicizia ci sia anche quest'aspetto, che un amico sia anche quello che non si faccia troppi problemi a dirti proprio questo al momento giusto e che ti sia vicino, ti aiuti, se ne hai bisogno e se lo vuoi, per rimetterti in carreggiata.
mercoledì 4 marzo 2009
quelle linee all'orizzonte
dopo alcuni giorni di ascolto e di condivisione con altri amici fan, spendo due parole anch'io sul nuovo album degli u2. a dir la verità, non ho da dire un gran chè. uff, non mi convince. per carità, non mi aspettavo certo un ritorno nostalgico ai tempi d'oro del joshua o di rattle, di red rocks o zootv, ma ... non mi convince.
non è orecchiabile, non è immediato, e questo è sicuramente un bene. ma dopo aver mandato in loop il cd in auto per sette otto volte, non c'è ancora una canzone che mi abbia veramente presa. e questo non è un bene (almeno per me).
sono curiosa di vederli dal vivo, perchè, sì, sicuramente (o quasi) andrò a vederli comunque, anche se non mi convince. uff uff. lo so, non devo fare la nostalgica, non devo star lì a pensare in quale caverna sotterranea sia stata sepolta la sua voce, o su che satellite abbiano chiesto rifugio i riff di edge. ma che ci posso fare, una volta che si è assaggiata la bellezza è difficile smettere. è come una droga. e adesso corro, corro fino al punto di ritrovarmi ferma. con le vene febbrilmente asciutte.
no, i testi di no line on the horizon non li ho ancora studiati, non ho ancora un parere al riguardo. per ora mi limito a vagare nell'antica bellezza, che ancora urla alzando la voce, piange lacrime e parla dicendo. alla ricerca del nuovo orizzonte, che è sempre un passo più in là.
non è orecchiabile, non è immediato, e questo è sicuramente un bene. ma dopo aver mandato in loop il cd in auto per sette otto volte, non c'è ancora una canzone che mi abbia veramente presa. e questo non è un bene (almeno per me).
sono curiosa di vederli dal vivo, perchè, sì, sicuramente (o quasi) andrò a vederli comunque, anche se non mi convince. uff uff. lo so, non devo fare la nostalgica, non devo star lì a pensare in quale caverna sotterranea sia stata sepolta la sua voce, o su che satellite abbiano chiesto rifugio i riff di edge. ma che ci posso fare, una volta che si è assaggiata la bellezza è difficile smettere. è come una droga. e adesso corro, corro fino al punto di ritrovarmi ferma. con le vene febbrilmente asciutte.
no, i testi di no line on the horizon non li ho ancora studiati, non ho ancora un parere al riguardo. per ora mi limito a vagare nell'antica bellezza, che ancora urla alzando la voce, piange lacrime e parla dicendo. alla ricerca del nuovo orizzonte, che è sempre un passo più in là.
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