venerdì 27 febbraio 2009

'cause i'm the queen (of my life)

tanto per iniziare ho deciso che quest'anno i festeggiamenti per il mio compleanno dureranno quindici giorni, come i reali al tempo del fastoso rinascimento.

non so se vi ricordate il cartone lovely sara (triste per il novantotto percento delle puntate, solo le ultime due si smetteva di piangere, causando un improvviso calo di vendite della kleenex). ebbene, la piccola sara, nella penultima puntata, fatta di riscatto personale e sociale, sbatte in faccia alla vecchia nazistoide direttrice del collegio che "ogni donna è una principessa".

al di là delle questioni femministe (sono femminista come potrebbe esserlo una donna nel terzo millennio. cioè, lo sono ma senza cadere nel kitsch), mi sento una principessa. anzi, dato che sono un'egocentrica, mi sento una regina. una genialmente folle regina di cuori. cazzo ridete? girls just wanna have fu-un.

e siccome ho un migliaio di idee che mi frullano per il mio cervellino malato mi sto portando avanti a pensare a come realizzare e organizzare i festeggiamenti vari. uuuuuuuuuuuh, il solo pensiero mi gasa a tremila!

giovedì 26 febbraio 2009

1000 oceans

ho voglia di vedere il mare. ho voglia di sentirlo. mi manca.

ma non il mare stile vacanza a rimini. il mare. da solo. come solo un surfista potrebbe amarlo. anche se non faccio surf. mi è persino tornata la paura dell'acqua. ma non importa. ne ho voglia. qualcuno di voi abita vicino al mare che vengo a trovarlo?

mercoledì 25 febbraio 2009

ci sono funghi e funghi

patto sul nucleare italia-francia ...

non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo non ci credo

cos'è... chernobyl non è bastata? dopo mururoa altri esperimenti sotto il tappeto delle eolie o la corsica? che poca fantasia, che poca immaginazione. tecnologie alternative, no eh? il sole? dicono che il sole durerà altri 4,5 miliardi e mezzo di anni, ma se andiamo avanti così lo distruggeranno prima certi terrestri, a causa della vicinanza di certi funghi.

gli unici funghi che ammetto sono quelli che vanno in tavola.

aldo, ancora una volta vienici tu in aiuto: "abusiamo della terra perchè la consideriamo una comodità che ci appartiene. quando la vedremo come una comunità alla quale apparteniamo, potremo iniziare ad usarla con amore e rispetto".

martedì 24 febbraio 2009

ferdinando faraò e actmu

antica birreria alla bornata, per noi bresciani, la "wührer". jazz. ogni lunedì lo fanno. io sono andata là immaginando di sentire roba soft stile "summertime, and the living is easy", e invece i cinque sul palco han fatto un casino sudando sangue sulla loro batteria, sax, tromba e contrabbassi. non conosco il linguaggio jazz. un pò come quando si va ad una mostra a vedere un quadro di picasso e compagnia bella e si rimane basiti. ma lo si guarda. eccome se si guarda. da qualche parte bisogna pur cominciare, per imparare. e così, dopo una domenica blues, ecco un lunedì jazz.

prima di uscire mi sono guardata allo specchio e ho sentito il bisogno di farmi un complimento. "cazzo, oggi sei proprio una brutta figa". tant'è. ... ... ...

fantastico, fra i cinque, il trombettista che, tra urli alla tarzan, una ritoccatina alla tromba e una ai gioielli di famiglia, suonava facendo volar via la polvere.

come ormai mi capita quasi sempre, da qualche mese a questa parte, porto sempre con me la mia macchinetta fotografica. sento il bisogno di immortalare, catturare, fermare il momento, rivederlo, rielaborarlo, gustarlo, rigustarlo. ma non voglio fare la fine di quella che si limita a vedere la vita dietro all'obiettivo della macchina fotografica. non deve diventare la scusa.

elaborazioni



la quiete prima della tempesta












la tempesta  

lunedì 23 febbraio 2009

sesto potere

sabato sono uscita, come mio solito, a fare la spesa e sono passata, come mio solito, per un posto dove c'è un monumento che da mesi volevo fotografare. complice il fatto che questo monumento sorge nel mezzo di una rotonda con strade di passaggio, senza sosta, senza marciapiedi, non mi ero mai fermata. sabato c'era la luce giusta. perchè no, mi son detta.

parcheggiata l'auto nel posto più vicino, mi sono avventurata a piedi. senza banchina, senza marciapiedi mi sentivo un pedone nudo. ma avevo con me quell'unica cosa che mi faceva sentire vestita di tutto punto. con la mia macchina fotografica in mano mi sentivo in possesso di uno strumento del potere. nessuno poteva fermarmi. nessuno poteva dirmi nulla. avevo il mio scopo, cioè il monumento. non le automobili sfreccianti potevano ormai più separarmi da esso.

nella giungla d'asfalto ho camminato fin dove ho trovato delle strisce pedonali, chiedendomi che senso avessero visto che non c'erano marciapiedi o isole pedonali che le giustificassero. e poi, clic. la vittoria alata era lì, nella sua splendida silhouette contro luce. clic, clic, clic. presa. clic. contenta. invulnerabile, eterna. pregustavo il momento di photoshop. avevo la mia macchina in mano. clic.

take these broken wings

vittoria alata (via labirinto) - elaborazioni












from a window

elaborazioni















venerdì 20 febbraio 2009

quanti angoli ha il mondo?

in questo preciso momento vorrei trovarmi da tutt'altra parte nel mondo. nel deserto della namibia a far foto agli animali con l'obiettivo superpotente che non ho, in giappone a respirare la quiete di un giardino zen, in sudamerica a interrogarmi sulle prime ricette degli aztechi con la cioccolata, in groenlandia a imparare quanti termini ci sono per indicare la neve e in africa centrale a scoprire che le popolazioni locali non hanno nemmeno un termine nella loro lingua per indicarla.

in questo preciso momento sento brescia stretta come una morsa. ma non è nemmeno brescia, la colpa non è sua. la colpa è mia, semmai. forse un viaggio, forse più d'uno risolverebbe in parte l'urgenza. andare ai quattro angoli del mondo per scoprire che, una volta raggiunto uno degli angoli, se ne formano prontamente altri quattro, altrove. beh, la terra dicono sia tonda...

una mia collega ha fatto un regalo a sua madre per il compleanno. "mamma, preparati per uscire, che ti porto fuori a pranzo". l'ha portata in aeroporto, sono andate a londra, hanno pranzato e sono ritornate a casa. dai, è una di quelle cose che ti fanno impazzire di gioia!

ho una tale sete di novità che quasi quasi vado giù al bar a ordinarne un paio di litri, e glu glu. devo mettere ordine fra le idee che frullano per il mio cervello come libellule in primavera. devo, devo, devo... basta con i devo. trasformare il (mio) mondo in un posso, voglio. fanculo al devo. da devo andare in vacanza a voglio andare in vacanza, posso fare un viaggio. col senso del dovere non voglio più nemmeno pulirmici il.

frulla frulla frullano le idee, tralalla tralallalero. so che regalo farmi per il compleanno!

libellule


ensemble silenus
auditorium san barnaba, brescia

martedì 17 febbraio 2009

mauro e i 14 celli

contaminazioni musicali ieri sera al san barnaba: 14 violoncelli, 1 piano, 1 contrabbasso, 1 arpa e mauro pagani della pfm. musica classica, musica da film, musica di de andrè. a testimoniare che nel rispetto delle diverse culture e della tradizione si può creare qualcosa di nuovo e di bello. potreste immaginare un mondo senza musica?


















lunedì 16 febbraio 2009

caro albert

in quarta liceo un mio compagno portò e appese in classe un magnifico poster di albert einstein, con la sua citazione "do not worry about your difficulties in mathematics; i can assure you that mine are still greater". mi affascinò.

la mia professoressa di matematica e fisica un giorno si bloccò durante una spiegazione, ci guardò, guardò il poster dicendo "mi sento a disagio" e continuò a spiegare tra l'incerto e il formale. mi divertì.

le citazioni che colgo ogni tanto in giro per il web mi incuriosiscono, e mi viene voglia di leggere qualcosa di suo, per conoscerne la dimensione umana al di là dell'aspetto scientifico. mi ha sempre dato l'idea di essere un grande e stravagante scienziato, ma vorrei saperne di più della sua sferzante e intelligente ironia. quest'uomo che non vinse il nobel per la teoria della relatività, ma per gli apporti del suo lavoro alla fisica.

nel libro "il giovane holden", il protagonista parla di come gli autori che ci stanno particolarmente a cuore siano quelli che ci verrebbe in mente di chiamare al telefono per farci quattro chiacchiere. ecco, non conoscendolo non posso dire che einstein sia nel novero dei miei preferiti, ma lo chiamerei. oppure gli scriverei una lettera. caro albert, ...

venerdì 13 febbraio 2009

on fire

davide van de sfroos
pica tour - palabrescia

vanno di frodo

un bello spettacolo, quello di davide van de sfroos ieri sera al palabrescia. anche se il dialetto comasco non è il mio e così molte parole si sono perse fra le luci colorate, mi sono divertita. non solo le canzoni sono belle, ma anche lui sa intrattenere il pubblico con una rustica ma intelligente ironia che ha fatto volare le due ore di serata.
















martedì 10 febbraio 2009

la pioggia

ascolto la pioggia toccare le cose
raggomitolata nel letto
e mi commuovo
mentre la mente va
là dove non la riesco a fermare

ascolto la pioggia
e non do più per scontato
nemmeno una goccia
mentre mi culla
in attesa di addormentarmi

venerdì 6 febbraio 2009

una canzone a tema

porca piastrella e anche un pò puttana, ieri ero proprio incazzosa nera. beh, non è che oggi vada meglio, ma quando ho un pò di tregua riesco a respirare di più.

l'altra mattina era troppo presto per andare al lavoro e ho acceso la tv, davano l'ennesima replica di ally mc beal. una puntata in cui il collega le suggerisce, nei momenti duri, di pensare a una canzone a tema che le faccia vedere le cose con un distacco emotivo diverso e la risollevi. e lei, con la sua canzone, si immagina tutto il personale del suo ufficio impegnato in un musical dai risvolti a dir poco comici.

tra ieri e oggi ho pensato a questo, complice il suggerimento della mia insegnante di teatro, che ci ha chiesto di pensare a una cosa che facciamo solo nel privato da portare a lezione per una delle prossime volte, una cosa che quando qualcuno dovesse entrare nella stanza ci interrompiamo... ... ... ovviamente i sorrisini quando ce l'ha detto si sprecavano e l'immaginario collettivo andava tacitamente in una direzione univoca... chissà cosa salterà fuori su quel palco. chi oserà l'inosabile (ma anche no)?

al che mi sono messa a pensare a cosa faccio quando sono da sola e mi vergognerei se ci fosse qualcuno. cantare. e mi è venuto in mente un episodio di vari anni fa in cui io, nella mia camera e con la musica a tutto volume, pomolo della tenda in mano a mò di microfono, cantai insieme a carole king il pezzo "(you make me feel) a natural woman". finchè mio padre irruppe nella stanza trafelato, perchè aveva corso dal piano da basso, chiedendomi "laura, tutto bene? stai bene?". umiliazione feroce. ma come?!?, io ero carole king che cantava a squarciagola youuu make me feel like a natural woman e mi si prendeva come una che stava soffrendo??? cazzo che vergogna.

bene, è giunto il momento di liberarmi di questo 'trauma' del passato e l'unica è farlo divertendomi. ho deciso: quando a teatro dovremo improvvisare questo compito di inscenare qualcosa che facciamo solo nel privato porterò una canzone. la stessa. ma siccome devo anche rendere l'idea del perchè mi vergogni a cantare se c'è qualcuno, non canterò semplicemente e basta. la canterò come canto io. e cioè sarà uno spasso. almeno per gli altri, a vedermi. perchè io quando canto, interpreto. e come interpreto io è a metà fra lo stile tribale tipo all blacks prima di una gara di rugby, mata hari e jerry lee lewis. il solo pensiero mi mette un pò (tanto?) imbarazzo (d'altronde, lo faccio solo quando son da sola) ma mi diverte anche. anche perchè ho scoperto di avere una vena esibizionistic-trasgressiva che col teatro sto tirando fuori.

ecco, se devo pensare a una canzone a tema del momento, per distrarmi, per tirarmi su, adesso mi viene in mente questa. versione carole king o aretha franklin. mica male. un'altra che adoro, sempre di aretha, è "think". è un formidabile vulcano di energia. nel film the blues brothers la scena in cui la canta nella tavola calda è strepitosamente coinvolgente. ma mica è facile da cantare, questa. bisogna dirla a macchinetta, mi perdo le parole tra i denti. mah, le proverò entrambe e sceglierò.

giovedì 5 febbraio 2009

la droga della mia vita

inizio questo post e non so perchè, non so dove cazzo andrò a parare. ho solo voglia di sfogarmi e di sparare parolacce sperando che sull'onda di un fanculo che se ne va arrivi un'onda con un balsamo di sollievo. la mia mente naviga a vista, il mio corpo brancola nella mezz'ombra, il mio spirito è sceso sotto coperta.

piacere, mi presento. sono una drogata che si sta disintossicando da un farmaco che ha preso per mesi, che ha odiato per mesi e adesso arriva a sera guardando la vecchia scatola bianca con la scritta grigia con un barlume di fasulla speranza. ho lo stomaco accartocciato, ma stringo i denti e le chiappe nell'attesa. la mia vita è tutta una cazzo di attesa. attesa di smettere di prendere una pastiglia, attesa di stare meglio, attesa di merda, ma attesa di che? l'attesa ti uccide. no, dipende da come vivi e come la vivi. è ovvio. ora la vivo gradevolmente di merda. compermesso.

mi chiedo che senso abbia il dolore. un senso ce l'ha. dopo varie letture che ho fatto sono venuta dell'idea che disagi, disturbi e malattie sono il sintomo che qualcosa non va a livello dell'anima. la mia anima in questo momento è incasinata, ma è anche il momento buono per poter far qualcosa per la mia vita. altrimenti che senso ha?

quando ti fa male qualcosa, la prima cosa che ti viene in mente è che farmaco posso prendere per non sentire il dolore. io non faccio eccezione. siamo umani, sono umana. ma in questi giorni in cui sono obbligata ad aspettare di poter riparlare con la mia doctor sto imparando a fare una cosa nuova. a convivere e a parlare col mio male. è un dialogo strano. in cui sono più i fanculo che gli mando che le parole gentili. forse se imparassi a volergli bene come una parte di me riuscirei a star meglio.

cerco di non concentrarmi troppo su me stessa e di distogliere i pensieri, ma ci penso ogni due secondi cazzo. quanti cazzo e merda ho già scritto, quanti me ne abbuonano da poter dire ancora?

sono alla ricerca di una droga nuova. che sostituisca quella vecchia e non dia dipendenza. anzi, che la dia e che non smetta più di farti sorridere il cuore, nel bene e nel male. si chiama vita. non la vendono in farmacia. non la pubblicizzano tutte quelle case farmaceutiche che appena ti fa male la pancia devi prendere subito una pastiglia perchè scoreggiare, eh no cazzo, non si fa, non sta bene, se ti scappa sei malato e devi prendere la pastiglia. questa nuova droga non la vendono nei negozi, non la trovi ai saldi. non segue le mode del momento, non sfila in passerella. eppure sfila in tutto il mondo. la vedi negli occhi delle persone.

sembra strano, ma amando il mio stomaco accartocciato amerò quello che vedo nei miei di occhi.

un ultimo fanculo, me lo si conceda, per concludere.

ma da veramente ultimo, auguro amore a tutti.

martedì 3 febbraio 2009

il mare di clara

dedicata a tutte le clara di questo mondo, è la storia di una giovane donna picchiata dal marito. ma una notte si ribella...

il mare di clara

clara ha paura e si guarda in giro
carlo dorme, ne ascolta il respiro
chiede a dio di restare in disparte
teme la fine di quel breve istante

quell’attimo passa a cavallo del vento
lo negò tre, dieci volte e poi cento
d’un pugno rubato non sa più che farne
il solo ricordo le brucia la carne

rit: clara mia si attacca le ali, si stacca da terra e impara a volare
non conta più i morti della sua guerra, spezza la chiave e inizia a ballare

in cucina infarina anche il sole
che con i suoi raggi ci cuoce l’amore
la giovane donna d’un tratto capisce
la nuda tristezza dal volto svanisce

l’alba seguente cammina giù al mare
colmo di pesci che ammira nuotare
siede sul molo coi piedi a mezz’aria
stregati gli occhi che l’oro ammalia

rit: clara mia si attacca le ali, si stacca da terra e impara a volare
non conta più i morti della sua guerra, spezza la chiave e inizia a ballare

poco lontano vi sta un pescatore
pesci nel secchio, negli occhi stupore
barba da vecchio ma cuore bambino
s’accorge di clara, le rema vicino

“ti ho vista, sai, seduta qui sola
mirare le onde venir dall’aurora
lo stesso è per me su questa barca
così remare fin là non mi stanca”

rit: clara mia si attacca le ali, si stacca da terra e impara a volare
non conta più i morti della sua guerra, spezza la chiave e inizia a ballare

clara sorpresa risponde che è vero
che s’era persa ma prese un sentiero
la portò al mare, dimenticato
come si perde la vita il passato

il vecchio fa sì e poi le sorride
poiché conosce del cuore le strade
vira la barca e torna nel porto
clara dal molo saluta il risorto

rit: clara mia si attacca le ali, si stacca da terra e impara a volare
non conta più i morti della sua guerra, spezza la chiave e inizia a ballare

clara mia si attacca le ali, si stacca da terra e impara a volare
non conta più i morti della sua guerra, spezza la chiave e inizia a ballare