No line on the horizon (U2)

Dopo alcuni giorni di ascolto e di condivisione con altri amici fan, ecco qui due parole sul nuovo album degli U2. A dir la verità, non ho da dire un gran chè. Non mi convince. Per carità, non mi aspettavo certo un ritorno nostalgico ai tempi d'oro del Joshua o di Rattle, di Red rocks o Zootv, ma ... non mi convince.

Non è orecchiabile, non è immediato, e questo è sicuramente un bene. Ma dopo aver mandato in loop il cd in auto per sette otto volte, non c'è ancora una canzone che mi abbia veramente presa. E questo non è un bene.

Sono curiosa di vederli dal vivo, perchè, sì, sicuramente andrò a vederli comunque, anche se non mi convince. Lo so, niente nostalgicisimi, non devo star lì a pensare in quale caverna sotterranea sia stata sepolta la sua voce, o su che satellite abbiano chiesto rifugio i riff di Edge. Ma che ci posso fare, una volta che si è assaggiata la bellezza è difficile smettere. È come una droga. E adesso corro, corro fino al punto di ritrovarmi ferma. Con le vene febbrilmente asciutte.

I testi di No line on the horizon non li ho ancora studiati, non ho ancora un parere al riguardo. Per ora mi limito a vagare nell'antiche note, che ancora urlano alzando la voce, piangono lacrime e parlano dicendo. Alla ricerca del nuovo orizzonte, che è sempre un passo più in là.

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