Andare a cazzeggio

Complice il fatto che mi ero presa un giorno libero ed ero fuori e dentro casa, ieri sono riuscita a farla alla signora A.: le ho sistemato io stavolta le zerbino! Ccaspita, ci vuole poco a farmi felice!

Come già mi è capitato in passato, ieri, nei momenti di pausa tra una commissione e un impegno, ho provato la strana sensazione di essere fuori posto. Solo perchè non stavo facendo quello che faccio di solito il martedì, cioè lavoro. Ok, è normale. Però ogni volta penso che bisogna anche impegnarsi a contenere il tutto entro certi limiti, che non voglio diventare lavoro-dipendente al punto da sentirmi un pesce fuor d'acqua in un contesto come quello di ieri. Oddio, visto il significato che ha per me il lavoro e la mia vita extra-lavoro, non credo ci sia il pericolo di sviluppare tali crisi d'astinenza. È vero, lo ammetto, in passato - anche recente - il lavoro mi ha in un certo senso "salvata", non lo scorderò mai. Ma la vita, come ho già detto, non è solo lì, dentro quattro mura dove si timbra un cartellino, anche quando si ha la fortuna di non doverlo timbrare.
Per questo motivo mi è appena balenata un'ideuzza che non sarebbe male applicare. In base agli impegni prendersi almeno una volta ogni tanto un giorno libero - intendo quando non si hanno impegni in ballo tipo appuntamenti in banca, dallo specialista, dal professionista e compagnia cantanti - e dedicarlo a se stessi. Cazzeggiare insomma. Ma con uno spirito diverso, non quello del fancazzista fine a se stesso, che si siede rovinosamente davanti alla tv e fa passare il tempo. Viverlo, il tempo. Togliere i cavi dell tv dalla presa della corrente e...

Andare al parco e leggere un libro. Andare al lago e scattare foto. Andare al mercato e guardare (guardare, non vedere) le bancarelle e le persone. Andare in gita turistica nella propria città: proprio così, come i turisti, col naso per aria e guardare (non vedere) le cose che in genere non guardiamo o vediamo soltanto. Andare in un'altra città. Andare ad ascoltare e comprare musica, a leggere e comprare libri. Andare a una mostra, in un museo. Camminare per il centro storico o la periferia. Andare nei boschi, nei campi, sui monti. Riguardare le proprie vecchie foto ingiallite, rileggere il proprio diario, cucinare un nuovo piatto mai sperimentato o il piatto preferito che richiede due ore di preparazione. Chiamare un amico o un'amica che non si sente da tempo. Farsi una maschera al viso ammollo nella vasca.

Ecco, questo è il vero cazzeggiare. Mettere da parte le scuse (in genere la scusa è sempre il tempo) e fare qualcosa che piace, che ci fa star bene.

Comments

  1. ero alla ricerca delle parole giuste per spiegare, a chi non capisce, il senso reale del vivere la giornata, del vivere la vita... le ho trovate nel tuo blog.. grazie ;)

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  2. A volte quando cerco di dire un pensiero senza lambiccarmi su parole e definizioni, riesco a dirlo meglio. Insomma, viene fuori un pò a caso, forse più spontaneo. Che sia una o mille parole. :-)

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